MERCI

Al primo posto per far fronte ai bisogni più urgenti, venivano i cereali, la lana e soprattutto i tessuti inglesi, i soli prodotti industriali la cui domanda universale poteva assicurarne la vendita sui mercati più lontani. I prodotti di lusso della tessitura fiammica, rimpiazzati dai tessuti inglesi, diventarono, alla fine del XII secolo, con le spezie e gli altri prodotti esotici con cui si scambiavano, una delle componenti vitali della grande corrente di traffici che si stabilì tra i due poli dell'attività economica, l'Italia e le Fiandre. Fiamminghi e italiani, agenti di cambio o commercianti, mercanti di tessuti o di spezie, decisero di incontrarsi, per risparmiare una parte del viaggio, a metà cammino, nelle celebri fiere delle Champagne che si tenevano quasi tutto l'anno e che vissero splendore nel XIII secolo. Le merci si distinguevano in "grosse" e "sottili", e secondo questa dizione si è ritenuto a lungo che gli articoli ricchi costituissero il nerbo del commercio internazionale, in quanto poco ingombranti, erano facilmente trasportabili a grandi distanze senza notevoli spese, e per il loro alto pregio, anche se trattati con piccole partite, davano alti guadagni. Se fosse stato così, il mercato internazionale avrebbe impegnato pochissimi trasporti. Invece per le vie di terra e quelle marittime circolavano in larga prevalenza, carichi di merce povere o relativamente povere o in ogni modo pesanti:; generi alimentari richiesti dai paesi che n’erano privi o ne scarseggiavano in momenti di carestia o di guerra, e anche altri beni di cui si aveva un vero e urgente bisogno non solo per la sussistenza. È il caso del legname per gli Egiziani, utile a costruire navi per trasporti militari. Pochi accenni ad alcune merci "grosse" più significative perché su di loro faceva leva la politica degli stessi stati: il sale, il vino, il grano, la lana,il cotone e i tessuti di cotone ed in fine l’allume.

 

 

 

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