LA SITUAZIONE PRIMA DELL'ANNO 1000

L'ECONOMIA CURTENSE

La grande proprietà terriera cessò di espandersi sempre più. Il favore di cui i re circondavano la Chiesa contribuì al suo progresso e analogamente operò il fervore religioso dell’aristocrazia. I monasteri, che si moltiplicarono in modo così rapido a partire dal VII secolo, ricevettero a turno abbondanti donazioni e terre. Ovunque beni ecclesiastici e laici si intrecciavano gli uni agli altri racchiudendo non solo campi coltivati, ma anche boschi, brughiere e terreni incolti. L’organizzazione di questi terreni nella Gallia franca restò simile a quella della Gallia romana. Tale organizzazione consisteva, essenzialmente, nel dividere l’insieme delle terre in due appezzamenti, sottoposti a due diversi regimi. Il primo, meno esteso, era direttamente coltivato dal proprietario, il secondo era diviso, a titolo di concessione tra i contadini.

ECONOMIA DOMESTICA CHIUSA

Fino a quando vi fu una vita urbana e un commercio, i grandi possedimenti ebbero un mercato per l’eccedenza dei loro prodotti. Ma con il dominio dell’Islam la circolazione scomparve e con essa la classe dei mercanti e la popolazione urbana. I possedimenti terrieri subirono la stessa sorte dello Stato franco ed anch’essi persero i loro sbocchi. Divenne inutile continuare a produrre al di là del minimo indispensabile per la sussistenza degli uomini, proprietari o concessionari di terre che vivevano sul fondo. All’economia di scambio si sostituì un’economia di consumo. Il XI secolo è l’età d’oro di ciò che chiamano l’economia domestica chiusa, e che più esattamente possiamo definire un’economia senza sbocchi. I grandi proprietari non rinunciarono volontariamente a vendere i prodotti delle loro terre.

CONDIZIONI ECONOMICHE

Durante l’Alto Medioevo la popolazione era costituita in maggioranza da contadini in condizione servile. Gli artigiani formavano un piccolo gruppo. Da un lato vi erano i venditori ambulanti che operavano entro piccole aree cercando di vendere le loro misere merci nei villaggi o nei mercati settimanali. D’altro lato i grossi mercanti operavano a largo raggio, trasportando seta, tessuti preziosi, oggetti di ebano o di avorio, reliquie religiose, gioielli e schiavi. La Chiesa li condannava perché la loro esistenza era interamente dedicata al guadagno e dall’acquisto di beni materiali. Gli unici mercanti professionisti all’epoca carolingia erano gli ebrei. Solo questi praticavano regolarmente il commercio, tanto che i termini Juddaeus e mercator erano quasi sinonimi. Un certo numero d’Ebrei si erano stabiliti nel sud della Francia, mentre la gran parte in Europa occidentale e settentrionale. La ricchezza della società doveva essere prodotta dai ceti inferiori che accettavano il loro status e i valori culturali delle classi superiori. L’organizzazione curtense non favoriva alti livelli di produttività ma era forse la migliore delle strutture economiche possibili.

 

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